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Mrs Gen

Mr Peck

Ipse dixit
Se non mi dici tutto, io ti uccido. Se mi dici una mezza verità o io penso che lo sia, io ti uccido. Se dimentichi qualche cosa, io ti uccido. Allora hai capito? Perchè se non hai capito, io ti uccido!

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L'Epilogo
Le pistole non sono legali;
i cappi cedono;
il gas puzza da morire;
tanto vale vivere.

postato da braintakeover alle ore 14:55
martedì, 17 aprile 2007

 San Diego. 8.13 A.M. from the Diego's Daily.

 Tre giorni fa.

Butch

San Diego – Panico e orrore al Rose’s Pub. Nella paradisiaca tranquillità del pomeriggio di ieri, un ciclone infernale si è scatenato facendo terra bruciata dei cuori dei presenti al più famoso locale della High Street. Erano da pochi secondi scoccate le quattro, quando un uomo ben vestito, le cui generalità sono ancora sconosciute alle autorità, seduto al tavolo 12, piccolo due posti appartato in un angolo poco visibile del locale, alzandosi lentamente dalla sua sedia ha inflitto colpi di arma da fuoco al viso di Butch Coolidge, ex pregiudicato della malavita californiana.

  in foto Butch Coolidge,
  ritrovato senza vita al Rose's Pub.

Con fredda determinazione sono stati messi a segno tre colpi, i quali hanno centrato rispettivamente occhi e bocca della vittima. <<Non ho mai visto in vita mia una cosa del genere. Stavano parlando tranquillamente, sembravano ridessero e scherzassero raccontando storie di tempi andati>> racconta Rose, proprietaria del Pub, ancora visibilmente scioccata dall’impatto della scena <<sorrideva poi, quasi gioisse della vista di quel sangue e giuro di averlo sentito ripetere, come parlasse davvero ad un fantasma: “Ne mancano pochi ancora, Principessa. Ancora pochi.” prima di vederlo avvicinarsi alla cassa e pagarmi il conto. Ha lasciato addirittura una cospicua mancia, giustificandola come spese per le pulizie. Ma io non li tocco quei soldi. Saranno addirittura più sporchi del tavolo 12>>. Da tempo non si sentivano storie di ordinaria follia di questo livello, da tempo San Diego si era abituata troppo bene ai soli piccoli spacciatori e molestatori notturni, ma oggi tutto prende una nuova piega. Negli occhi delle persone una vecchia paura riaffiora. Chi sarà questo spietato killer? Qual è il suo nome? Il suo movente? Se sapete qualcosa, collaborate con la giustizia, voi che siete i liberi di quest'America che deve cambiare, e che può farlo.

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categoria : mr peck

postato da braintakeover alle ore 15:10
lunedì, 27 novembre 2006

La notte dei sorci
(prima parte)

La palestra di Jim Bonanno è al primo piano di un palazzo sbilenco dipinto a righe rosse e gialle, all'incrocio fra Haight Street e Masonic Avenue.
”JIM’S GYM” recita l’insegna, inno luminoso ai pessimi giochi di parole.
Pare sia molto frequentata il sabato pomeriggio, quando la consueta accozzaglia di stimati professionisti, segretarie flaccide e ragazzini al primo risveglio puberale viene a sganciarsi la pancera.
Posticino irrilevante, direte voi. Nulla da invidiare alla vostra palestra di quartiere, quella in cui vi sfondate i polmoni sul tapis-roulant, correndo incontro al miraggio della magrezza. Del resto, la puzza di sudore è la stessa all over the world.
”JIM’S GYM”, lampeggia il neon. JIM’S GYM. Buio.
JIM’S GYM. Buio.
Jim però ha capito come arrotondare le entrate e verso sera organizza lotte tra galli, cani idrofobi e topi di fogna ammaestrati. Lo sanno tutti. Al punto che spesso, con l'alibi della retata, i poliziotti mollano le volanti in seconda fila e scendono in cantina a scommettere.

Oggi è martedì.
Martedì di solito significa sorci, ma qualcuno vuole convincere Bonanno a cambiare in corsa il menù.
«C'è stata una rissa al Mad Cow. I figliocci di O' Bryan contro quelli di Fantino.»
«Italiani contro irlandesi. Che novità. Morti?»
«Due a due.»
«Amen.»
«Il problema è che detestano pareggiare
«Quasi quanto odiano perdere. E allora?»
«Vengono a tirare i calci di rigore da te, Jim. Stasera.»
«No no. Guardami negli occhi. Cosa ti dicono i miei occhi? Al. Diavolo. “Al diavolo”, ti dicono. Che se le risolvano per strada, le loro fottutissime magagne. Oggi è martedì e martedì significa che ci ficco i topi ammaestrati, sul ring.»
«Jim…»
«Che cazzo c’è? Io faccio divertire la gente, non organizzo massacri di massa. E poi perché io, Ed, me lo sai dire? Dopotutto sono italiano. Non ce li vedo, gli irlandesi contenti di giocare in trasferta.»
«Contenti no, ma sia Fantino che O’ Bryan sanno che sei solo mezzo italiano. E che fondamentalmente non te ne frega un cazzo né di uno né dell’altro. È il campo più neutrale che siano riusciti a trovare in tutta Frisco
«Eddie, mi hai sentito, per caso? Ho detto di no.»
Dieci secondi di silenzio. Il barman scodella sul tavolo due bicchieri pieni.
«Grazie Mike.»
«Ascoltami. Se concedi il campo, guadagniamo il 50% delle scommesse. A loro non gliene fotte niente dei soldi, l’importante è il risultato. Vince la squadra con meno cadaveri, chiaro? Bene. E a noi soldi a strafottere. Ma se vieti loro di venire qui a scannarsi, ti farai nemiche entrambe le squadre.»
«Hanno detto così?»
«Jim, lo sai bene che loro non dicono mai. Loro fanno. Ti ricordi del Cinese? Quello col ristorante a North Beach? Voilà. S’è fatto un bel tuffo tra le otarie. Morto assiderato. E perché? Perché avendo dovuto tenere il tavolo prenotato a due cosche rivali, la stessa sera, s’è cacato sotto. Ha disdetto le prenotazioni. Risultato: due gang incazzate e un giallo morto.»
«E che avrebbe dovuto fare?»
«Quello che farai tu, se sei furbo: lasciare che se la risolvano nella tua cantina.»
«Nient’altro?»
«Nient’altro.»
Jim ci pensa su, getta nella gola un altro quartino di whisky e asciuga la bocca con una manica della camicia.
«Va bene. Stasera, alle 11 precise. Per il pubblico non è un problema. Avverto quelli che posso e gli altri verranno qui per topi un po’ più grossi. Ma niente pistole. Devi dirlo a O’ Bryan e soprattutto a Fantino: non voglio pistole qui dentro. Bastoni, martelli, sedie, quello che gli pare. Preferirei che la gente attorno non si trovasse un buco in testa.»
«Tutto chiaro.»
«Bene.»
Eddie corre al telefono pubblico.
Jim, rimasto solo al banco, ordina un altro bicchierone cuocibudella.
«Quel ragazzo ha solo sedici anni. A sedici anni non dovresti sapere nulla di sparatorie, risse, morti. E invece Eddie sa tutto. Hai sentito come parla, no? Come se avesse già capito ogni cosa.»
«Forse non dovrebbe frequentare te. Jack o scotch?», chiede il barista.
«Entrambi, Mike, entrambi.»
«Allora Jack e scotch. Non è un po’ troppo, per il quinto bicchiere?»
«Sta’ zitto e versa. Puoi risparmiarti le prediche, tanto all’inferno ci andrò comunque, e tra non molto.»
«Puoi sempre dire di no.»
«Dipende. Se la domanda sottintesa è “Vuoi vivere?”, certo che posso rispondere di no. Ma non credo nell’abnegazione.»

                                                               (continua…)

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categoria : mrs gen

postato da braintakeover alle ore 04:28
lunedì, 20 novembre 2006

San Diego. 3:41 P.M. Rose's Pub. Hope Street 341.

Quattro giorni fa.

Uccidere una persona è facile. Ucciderne più di una, beh, diventa un po' più lungo e faticoso. Certi giorni, addirittura, ci perdi anche gusto, mandando a puttane tutta la tua fantasia. Tutto si fa così macchinoso. Si comincia con l'essere assuefatti alla vista del sangue e si finisce col passeggiare davanti un banco della frutta non riconoscendone più gli odori, perchè soffocati da quello delle nostre interiora. E quando tutto questo prende il sopravvento: allora arriva il turno dei killer sconfitti. Quelli che usano veleni o salamoia. Quelli che si dimenticano delle loro baby. Che odio. Bisogna sempre ricordare che uccidere una persona è mettersi contro God. Lui è un artista del bene, crea l'uomo, e noi lo sfidiamo ad una gara di pittura... Artisti del male. L'uomo l'ho si deve disfare con grazia.

My love, prima che finissi su quella lista, avrei voluto insegnarti tutte queste cose. Pensarti un momento viva vicino a me, ed ora così inutile e finta racchiusa dentro questi quattro angoli da fotografia. Ti stringo forte, come allora. E vicino tengo quella famosa pagina. I killer falliti compilano liste come questa. Pronti alla loro nuova serie di omicidi macchinosi. Proprio come gli eserciti e i loro finti obiettivi. Questo a God sta veramente sul cazzo, sai? Scommetto che ora sei lassù con lui, e insieme mi state guardando. Vero? E non provate pena per me ma bensì orgoglio. God ha sempre accettato volentieri le mie sfide, e fino ad oggi non è ancora riuscito a battermi.

Sarà per questo che ha deciso di prenderti con sé, lasciandomi così tra le mani un invito a duello. E all right man ho subito pensato io. E' il primo che ricevo da parte sua. Si sarà annoiato anche lui a rispondere sempre e solo a mie sfide. E così eccoti là, ed io qui. Come al solito, fa le cose in grande stile. Provocarmi a cadere nel mio stesso odio. Spingermi a diventare una macchina omicida, vendicarti e uccidere tutto il gruppo, fino a perderci gusto, sostanza e fascino. Ma vedrai che vincerò anche questa volta. Per te.

Ehi, sei tu Butch. Non ti avevo sentito arrivare. Siediti, it's all right man, prendi qualcosa da bere.

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categoria : mr peck

postato da braintakeover alle ore 02:23
sabato, 28 ottobre 2006

[dagli appunti di Peck]
 
Il Prologo
 

È uno di quei giorni di vento. Uno di quelli in cui le nuvole muovono in cielo a creare immagini confuse. Redenzione. E Green è alla ricerca della luce divina. Vuole... Pretende la sua redenzione. Guarda l'alto, l'assoluto, e ci ritrova suo padre, venuto a mancare troppo tempo fa, che gli tende la mano. E poi la tenera stretta. Un padre mai visto sorridere, un padre che mette un broncio capriccioso, quasi un ghigno sottile ed infine un padre che sputa in faccia a suo figlio. Cade come grandine quel grumo di saliva. Colpisce, quasi ferendo. Perchè l'hai fatta morire? Una domanda di quelle troppo ricorrenti. E da questo che cerca redenzione? Green punta la pistola al cielo e gridando, urlando, e scarica il caricatore nel culo di una nuvola ora troppo rassomigliante a Dio. Cerca la sua redenzione dal bene a cui ha troppo spesso pensato di convertirsi, credendo addirittura di farcela. Le nuvole si disperdono, indignate. E i proiettili esplosi iniziano a piovere. Toccata la terra, cominciano a saltellare, a muoversi in ordine schizofrenico, come se spinti da un terremoto con epicentro il vuoto.

 
A far tremare il fragile terreno è un furgone nero, vetri oscurati. A velocità sostenuta questo si fa vicino l'uomo e i suoi proiettili. Green attiva la sicura della semiautomatica, apre il carrello abbassando la leva dell'otturatore e la fa risalire. La corona sputa al suolo l’ultimo dei quattordici bossoli che si unisce agli altri alla caccia delle pallottole impazzite. Sgancia il chiavistello di bloccaggio lasciando cadere il caricatore andato e inserendo quello nuovo. Serra il blocco e afferra il carrello sulla parte anteriore della scanalatura. Lo chiude e controlla che la leva dell'otturatore si trovi in posizione orizzontale. La precisione maniacale di chi non sa più che cosa sia la vita. Il primo proiettile poggia il culo sul percussore. Green toglie la sicura e rimane immobile. Il mezzo gira l’ultima curva e con una frenata si ferma di fronte all’uomo. Due Revolver, stretti da due grossi energumeni, escono dal mezzo.
 
«È un po’ che non ti fai vedere in giro... Che hai fatto in faccia? E quel caricatore in mezzo alle gambe? Hai provato a dar la caccia alle anatre?» Fa il primo dei due.
«A quanto vedo ti è andata male…» A ruota il secondo.
 
«Sapete quali sono i pregi di una semiautomatica, fratelli miei? O vi siete sempre e solo limitati a premere il grilletto? Le armi sono arte, sapevate. E come in ogni grande opera, si ha a che fare con qualcosa che di tutti i suoi difetti si è reso pregio agli sguardi.»
 
«Avanti Green, svelaci i suoi pregi!» Chiede il primo.
«Si, Green, parlaci di queste meravigliose opere d’arte.» Fa di nuovo seguito il secondo.
 
«Una semiautomatica… Miei cari fratelli, ha un ottima capacità di fuoco, generalmente da 14 a 17 colpi, questo a seconda del calibro… Ed una maggior celerità "teorica" di tiro, sia perché la velocità del moto rettilineo del carrello è superiore a quella di rotazione del tamburo dei vostri Revolver, sia perché i colpi successivi al primo vengono sparati in singola azione, con minor sforzo. Certo non ha il loro fascino, no… Non lo ha... Ma una semiautomatica sa essere il rosso accesso di un quadro di Picasso, e i vostri Revolver no. Fatto sta, che il mio cuore non riesce a prendere una decisione fra le due.»
 
«Beh, Green. Cazzo. Tutto questo è impressionanate, sai? Ora, devi scusare la nostra maleducazione, ma non abbiamo proprio più tempo. Tu hai scaricato l’ultimo tuo colpo e noi siamo qui per ucciderti.»
 
«Prima che mi uccidiate, sapete di quale altro pregio, o dettaglio, si compone una semiautomatica? Beh, è una pennellata velocissima… Il colore si vede appena. E’ l’arte del sostituire rapidamente il caricatore esaurito con un altro di riserva; generalmente, quando un caricatore è andato, l'arma rimane aperta col carrello arretrato, [mostrando quest'ultimo già serrato] non lo sapevate? Nella semiautomatica basta solo introdurre un'altro caricatore, sganciare il carrello e la cartuccia è già camerata»
 
«Bastardo
 
I colpi partono veloci e sordi. Fendono l'aria sino a giungere alle menti dei due gangster. Redenzione. Cacciare via il peccato mortale chiamato bene, chiamato amore, chiamato pace... E ribattezzarlo dannata vendetta. Due pallottole in piena fronte. Green mette in moto il furgone.



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categoria : appunti

postato da braintakeover alle ore 18:56
martedì, 24 ottobre 2006

Old rust & gunpowder

«Hai una brutta cera»
«Sarà perché sto morendo»
«Sarà»
«Fidati, è così».

La stanza sa di vecchia ruggine e materassi sfondati e qualcos’altro. Una piccola tribù di topi, sullo sfondo, saggia il terreno per future peregrinazioni. Non mi piace il modo in cui mi stai guardando.
«Piantala di fissarmi. Mi metti in imbarazzo»
«Chiedo scusa. È che non mi sono ancora abituato all’idea»
«Quale idea?»
«L’idea di avere un proiettile piantato nello stomaco.»

Vecchia ruggine, materassi sfondati e polvere da sparo. E merda. Quanta paura hai, in fondo alle mutande?
«Beh, fa’ qualcosa. Alzati, chiama un’ambulanza, grida aiuto. Tutto, ma non fissarmi.»
«Preferisci che ti racconti della mia vita? Eh? Vuoi che ti racconti della mia vita?»
Soppeso questa domanda nella mano destra, gelida come il calcio della pistola. Le parole non hanno senso. Non più.
«La tua vita. Cosa vuoi che me ne importi.»
«Lo sapevo. Sei una pessima scrittrice.»
«…»
«Hai appena scritto l’ultimo capitolo senza leggere il resto.»
Il topo più coraggioso della compagnia si avvicina alla tua gamba. Forse sente l’odore del sangue. Quando ti lascerò qui, sarà già ora di cena.
«Conosco abbastanza di te per sapere che te lo meritavi.»
«Ti dicono loro che cosa fare?»
«Loro lasciali perdere.»
«Rispondi.»
Mi avvicino al tuo collo. Puzza di dopobarba scadente, dolciastro, e io inspiro a lungo, inspiro forte. Dovresti sentirlo anche tu, quanto mi eccita toglierti la vita.
«Non saresti qui a farmi domande, se avessi mirato più in alto. Trova un modo migliore per ammazzare il tempo che ti rimane».
È la mia prima volta ed è come una febbre. Un brivido eterno. I battiti ti stanno scappando, niente segue più il ritmo di prima. Un po’ della mia vita se ne va lontano, a braccetto con la tua. Se solo capissi quanto l’ho aspettata, questa paura, forse cominceresti a pregare per davvero.
«Non sai niente di me.»
«Perdi colpi. Ti ripeti.»
«Allora uccidimi, e basta»
«No. È per la tua faccia. Il colore dei tuoi occhi. Preferisco che duri per sempre.»
Mi siedo davanti a te, sull’orlo di un materasso marcio. Questo sarà l’ultimo sguardo indietro che darai alla tua vita. Ti sto solo lasciando il tempo per mettere a fuoco.
«Adesso sei tu che mi fissi.», dici. Ma la tua voce arriva da molto, molto lontano. L’angelo è già sceso a strattonarti per la gola.
«Sai, stavo pensando, prima che tu te ne vada, che stamattina, ricordi?, devo averti detto “Ti amo”. E guardaci qui. Strano destino.»
«Loro…»
«Loro, loro. Non sai dire altro. Ma perdi tempo. I miei non mi hanno chiesto proprio niente. E figurati mio padre, che neanche lo sa. Si starà godendo il solito sigaro. Glielo dirò domattina, senza fretta.»
«Dirgli cosa?»
«Che ti ho ucciso. Che sei morto. Ora che ci penso, non gli sei mai stato troppo simpatico.»
«Vorrà sapere perché.»
«Perché mi tradivi.»
Spalanchi gli occhi. Sembra stupore, ma è solo un male cane.
«Non è vero.»
«Risparmia il fiato.»
«Non ti ho mai tradita.»
Sei un bastardo parecchio coraggioso. Qualità che le tue piccole puttane tristi devono aver apprezzato, quando te le trascinavi per i vicoli, contro un muro. Ho visto le fotografie. Bionde. Gambe lunghe chilometri. La bocca volgare. Giovani. Di quelle che arrivano da posti disastrati, e tu là nei vicoli, con le braghe calate, ti travestivi da benefattore per giocare a riempire i loro vuoti.
Riunioni di lavoro.
Alzo la pistola e ti sparo in una spalla. La destra.
Sobbalzi come un burattino. Lo so che non sarà letale. È proprio ciò che voglio.

Ho incontrato Guillaume, poco fa, in un pulcioso Starbucks. Un ragazzo sveglio, francese ma sveglio. Era dispiaciuto per me, mentre mi mostrava i negativi. Anch’io ero dispiaciuta per me.
Ho preso la macchina e sono andata da Wallmart. Peter mi ha indicato una semiautomatica. Ha detto: «È più sottile di un revolver. Non perdi tempo a ricaricarla. E ammortizza il rinculo ch’è un piacere.»
«Fa male?», ho chiesto.
«Forse un crampo alle dita, dopo mezz’ora di allenamento al poligono»
«Al bersaglio, farà male?»
Lui ha alzato gli occhi dal registratore di cassa.
«Chi devi uccidere?»
«Mio marito.»
Peter ha digitato il prezzo della Beretta senza battere ciglio.
«Scommetto che hai le tue buone ragioni.», ha risposto sorridendo, mentre mi porgeva il sacchetto. Sapeva anche lui delle tue piccole puttane tristi. Ne sono sicura.
Accanto a Wallmart c’era un bar. Ho ordinato un caffè lungo. Poi una bottiglia di vino rosso, ottima annata, forte come un pugno allo stomaco. Volevo dividerla con qualcuno, ma l’unico bevitore in circolazione ne aveva già abbastanza per sé, da mandar giù.
Sono uscita. Avevo ogni cosa chiara in testa, e mentre ti aspettavo ho guidato molto. Per un’ora, credo.
In quell’ora è cambiato tutto. L’amore è precipitato sul fondo. Una poltiglia nera e amara.
Dovevo arrivare a questo punto per inghiottirla. Qui, seduta sul materasso di qualche barbone e tu in fondo alla stanza, contro il muro, accartocciato su te stesso come se ti avessero sfilato la colonna vertebrale.
«Non parli più?»
Non parli più.
Ti infilo un paio di fotografie in bocca.
Un altro po’ nelle mutande.
Getto sul pavimento quelle che restano.
Parleranno per te. Ho fatto ciò che dovevo. 

Mentre cammino via, la stanza ha ancora il tuo profumo.
Vecchia ruggine, polvere da sparo, e merda.
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categoria : mrs gen

postato da braintakeover alle ore 22:30
giovedì, 19 ottobre 2006

San Francisco. 4:03 A.M. Hotel Excelsior. Stanza 403.
 
Cinque giorni fa.
 
Non so come continuare a scrivere questo libro, Mr Pink. La storia non è male, manca un po' di quel pelo di suspance, ma... Alla fine, veramente... Non è niente male. Insomma, quando ho cominciato ad imbrattare d'inchiostro nero queste pagine, di certo non mi sarei mai aspettato di arrivare fino qui. Tu lo sai, mi conosci da una vita, è la coerenza il mio punto debole, spero gli altri non me ne vogliano per questo. Ma di una cosa sono sicuro: questo libro può ancora prendere la piega giusta, il giusto girodimaniglia, ricordi? Mmm? Che cazzo vuol dire "Mmm", Mr Pink? All Right Man... Non ne vale più la pena, non più. Ti lascio perdere. Dicevo che in fondo mi rendo conto che manca di quel po' di tensione, quella che tiene il lettore incollato nonostante le pagine puzzino di nuovo, di libro appena comprato, o di asfissiante burro di noccioline, tanto per citarne un'altro, stile volume da biblioteca passato dalle mani di un topo ciccione e bastardo del medesimo edificio. Dio, quanto odio quando mangiano sui libri: è una cosa che non si deve fare, giusto Mr Pink?
 
Sono le 4:11. Abbiamo ancora 4 minuti. Meglio che chiuda questi appunti adesso, mi verrà in mente qualcos'altro più tardi. All Right Man... Vediamo la cartella clinica cosa dice:
 
Ora del decesso. 4:15.
Causa. Colpo di pistola, il proiettile è entrato nella zona laterale destra della nuca ed uscito dal bulbo oculare sinistro.
Arma del delitto. Beretta Calibro 9.
Circostanze del delitto. Esecuzione, il corpo giaceva prono e legato al centro della camera d'albergo. Segni di contusione sono presenti in tutto il corpo.  
 
Smettila di gemere, Mr Pink: hai una benda sulla bocca, non hai notato? E' tutto inutile perchè non capisco un cazzo di quello che dici. E poi non è da te... Piagnucolare non è cosa che si addice ad un ex uomo d'onore che sta per trapassare. Su, alzati sulle ginocchia. Petto in fuori, ciglio cattivo. Io intanto cerco la mia pistola. Hai per caso visto dove cazzo l'ho messa? Ah. Eccola, nascosta fra la coperte. All right Man... Guardala, ti ricordi di Pussy, Mr Pink? Ricordi: quando eri ancora il mio migliore amico dicevi che se fossi morto ti saresti preso cura di lei. Peccato che le strade abbiano preso questo corso di merda. Non trovi? E smettila di piangere. Due minuti ancora e questo diverrà solo un brutto incubo. Vediamo un po'. Zona laterale destra della nuca. Deve essere questa, giusto? E' fredda la canna, Mr Pink? E tu? Sei carica, baby? Un minuto: non dimenticarti di portare i miei saluti a Verbal, Mr Pink. Di sicuro lui, laggiù all'inferno, avrà una voglia matta di rivederti. Non deve averla presa bene la storia della bomba nella macchina, in effetti non sei stato troppo gentile ad ammazzare il nostro socio. Goodbye Man, sono le 4:15.
 
Bang.
 
Cristo, Mr Pink. Così tanto cervello avevi? Se solo lo avessi usato invece di provare a mettermela in culo. Oh, merda... Hai schizzato i miei appunti. Ora mi toccherà riscrivere queste fottute pagine. Ehi, amico, guarda quanta carne è eruttata dal tuo occhio. Tanta materia grigia sprecata. All Right Man... Come non detto, ormai è andata. Il mio volo parte alle 7:01. Meglio lasciare questo Hotel. Ti piazzo fra le mani la cartella clinica, mi raccomando, non perdere nulla e ricorda di darla agli sbirri quando passano a salutarti, dì loro che ho anticipato il lavoro ai ragazzi dell'obitorio... Lo sai che ho sempre sognato di fare autopsie. E' un lavoro tranquillo, tagli... Vedi sangue in abbondanza... Facce terrorizzate.... Ma il volume, Mr Pink... Il volume è a zero. Ci si rivede, my friend.

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categoria : mr peck

postato da braintakeover alle ore 03:09
mercoledì, 18 ottobre 2006

Ezechiele 25.17:


Il cammino dell'uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi.
Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre; perchè egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti.
E la mia giustizia calerà con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te.


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